Il Brutto Anatroccolo di Christian Hans Andersen

Compaiono nelle fiabe di Andersen caratteristiche delle novella, della favola e della fiaba, benché la critica sia concorde nel classificarle come fiabe. Della fiaba sono assenti i personaggi magici come maghi e fate e la concorrente strega; d’altronde manca in Andersen anche l’opposizione, classica per la fiaba, tra bene e male. Compaiono caratteristiche della favola, come animali con aspetti caratteriali tipiche dell’essere umano; anche il mondo dell’inanimato, come per esempio i giocattoli, acquistano un’anima umana (pensiamo al mondo del L’Audace Soldatino di Stagno, dove non solo lui, ma tutti i giocattoli prendono vita durante la notte, quando gli adulti dormono).
Illustrazione di Simona Cordero
Per lungo tempo è stato l’autore più tradotto al mondo e qualche anno fa, in un originale articolo intitolato “Galleria del Dolore”, il suo nome figurava tra gli scrittori più colpiti da eventi dolorosi: l’essere colpito dal dolore e l’essere uno degli autori più tradotti al mondo può avere un legame? Secondo me sì. Per chi è capace di trasformare quantità enormi di dolore in poesia e musica, sì. Provate a leggere le sue fiabe e, in particolare l’inizio, le descrizioni dei luoghi, della natura sono di una delicatezza che sembrano descritte da chi la vita la ama comunque.
Andersen con i suoi incipit ti porta in un mondo incantato, ma non dagli incantesimi di maghi e fate che come abbiamo visto non ci sono, ma dall’incanto della sensibilità dell’anima che ha conosciuto il dolore. Può sembrare di sentire la sua voce narrare, mentre lo si legge. E sentire riconfermare le sue ultime parole prima di morire: "A Dio e agli uomini la mia riconoscenza e il mio amore". 
Come il suo brutto anatroccolo, visse una vita da escluso e da diverso, troppo alto e dinoccolato, troppo povero; padre povero e madre alcolizzata. In seguito, con il successo letterario, arrivò a frequentare l’alta società, la nobiltà del tempo e sempre con il suo patrimonio di dolore nel cuore…il suo cuore, che sognò una felicità umana e un'anima immortale. (La Sirenetta). La fiaba della Sirenetta fu concepita dopo la delusione per l’amore verso il giovane Edward Collin. La Sirenetta, che per essere amata dal suo Principe, si fa mutilare la coda da Sirena, rinuncia alla voce e al suo canto, danza con piedi umani che sanguinano e dolgono come camminassero su lame di spade, danza fino all’ultimo, durante la festa nuziale del ”suo” Principe con un’altra. 
Fortemente cattolico, Andersen vede nella sofferenza una forma di espiazione, di innalzamento spirituale, la Sirenetta morirà, dopo tutti i sacrifici e le sofferenze subite, anzi volute, per diventare angelo e volare su una nube rosa. Tra le sofferenze ricorre, spesso nelle sue fiabe, la mutilazione. 
Il soldatino di stagno ha una sola gamba, non per averla persa in guerra, no in questo caso sarebbe un eroe, non ha la gamba perché non era stato sufficiente il piombo per la fusione; la Sirenetta si fa mutilare, prima la lingua, poi la coda, le sue sorelle dovranno farsi tagliare le chiome fluttuanti per provare a liberarla; la protagonista di Scarpette Rosse, sceglierà di farsi amputare i piedi: “Non tagliarmi la testa” esclamò Karen (al boia) “altrimenti non potrò pentirmi dei miei peccati! Tagliami invece i piedi con le scarpe rosse!” E così confessò tutte le sue colpe e il boia le tagliò via i piedi con le scarpe rosse”. 
Non esiste, in Andersen, il “vissero tutti felici e contenti”, qualcuno può arrivare ad essere contento; certo il “felici e contenti” delle fiabe classiche (i Grimm, Perrult) prevede che per essere felici e contenti venga sconfitto il male, venga uccisa la strega o la matrigna o l’orco; in Andersen non c’è nessuno da uccidere per salvare se stessi, la Sirenetta, armata di coltello, non ucciderà il principe per salvare se stessa, lascerà in vita l’uomo che ama e andrà incontro alla morte. E’ la vita degli emarginati fino in fondo, di chi passa attraverso la vita senza cogliere lo sguardo di chi ama (a lungo tra le onde la Sirenetta cercherà lo sguardo del Principe) è la vita che, se tradotta in parole, sembra fiaba. L’autobiografia di Andersen s’intitola La fiaba della mia vita.

Su The Obsidian Mirror potete leggere: Scarpette Rosse 
Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finché la pelle non penderà sulle ossa, finché di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita. (continua)

6 commenti:

  1. Nel 2006 è stato distribuito "Andersen - Una vita senza amore", un film biografico nel quale sono state evidenziate tutte le sofferenze del nostro, dandogli un impronta quasi "favolistica" (la vita dell'autore si confonde spesso con quella dei suoi personaggi). Da vedere!

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    1. Ne avevo sentito parlare, lo cercherò!

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  2. Forse per Andersen è meglio parlare di novella, dato che non si tratta di testi della tradizione popolare, però ci sono, come hai detto tu, elementi di contatto. Mi è piaciuta molto questa analisi sulle sue fiabe in cui la lotta è interna ai personaggi e quindi spesso irrisolvibile. Niente lieto fine, insomma, o un lieto fine amaro. Un bellissimo post, Orlando: ogni giorno sempre meglio!
    Mi attira anche il film consigliato da TheObsidianMirror!

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    1. Andersen è uno scrittore, non un "raccoglitore" come Grimm, di conseguenza la sua opera respira favola, fiaba e novella. Metterò anch'io in lista il film consigliato da TheObsidianMirror. Grazie.

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  3. Con l'occasione ho riletto *Le scarpette rosse* e mi ha colpito questo particolare: Karen riceve in regalo le sue prime scarpe da una vecchia calzolaia che le voleva bene e che gliele confeziona con vecchie strisce di panno rosso.

    "Erano un po' goffe ma l'intenzione era buona...fu proprio il giorno del funerale della madre che Karen ebbe in dono le scarpette rosse, e le calzò per la prima volta..."

    Adesso in questa storia ci vedo un desiderio di ritrovare l'amore ricevuto (e perduto) della mamma morta e della vecchia calzolaia. Infatti la nuova benefattrice di Karen, la vecchia signora ricca, con un gesto materialmente comprensibile ma spiritualmente esecrabile, dice che quelle scarpette erano orribili, e le fa bruciare.

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    1. Sì, una sorta di eredità e continuità tra due figure femminili fondamentali nella vita di Karen; la nonna poi nella stessa vita di Andersen fu fondamentale e anche lui era alla ricerca di quell'amore perduto!
      grazie Marina per il commento :)

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