L'Ombra nella fiaba di Andersen

Senza di lei, l’ombra, non saremmo completi. La nostra ombra non ci dice come abbiamo gli occhi, l’ombra non ha occhi è solo una sagoma del nostro corpo. Se abbiamo un neo sulla guancia, nell’ombra non c’è. L’ombra toglie le imperfezioni, toglie le nostre caratteristiche che ci contraddistinguono dagli altri; certo anche la sagoma dice molto del nostro aspetto. Secondo Jung l’archetipo dell’Ombra è la prima tappa del processo di individuazione (le altre due sono l’Anima e il Vecchio Saggio) che ciascuno di noi deve affrontare per crescere come individuo. Questa ombra è costituita da tutti quegli aspetti di noi stessi che non conosciamo, che un tempo avevamo ma che sono state rimosse per l’educazione ricevuta e rimangono nascosti dalla nostra Persona, la maschera che pensiamo di essere, con la quale ci poniamo di fronte agli altri; la parte ombra, riaffiora nei sogni sotto forma di incubi, mostri, simboli di figure demoniache, nei sogni compare sotto forma di una persona dello stesso sesso del sognatore. Le fiabe, secondo Jung, riflettono e svelano i processi dell’inconscio collettivo (l’ombra collettiva); la fiaba è scarsamente rivestita di materiale culturale e dunque rappresenta gli archetipi nella loro forma più pura, riflettendo chiaramente i modelli fondamentali della psiche. Attraverso la via dell’immaginario, la fiaba accomuna e avvicina civiltà e culture lontanissime, dimostrando come nell’intimo di ciascun uomo alberghino i medesimi pensieri, speranze, bisogni, aspirazioni. Ci guardiamo e non ci troviamo simili, poi ci conosciamo, ci sveliamo reciprocamente le nostre ombre e ci accorgiamo di essere tutti uguali, con le stesse paure, gli stessi dubbi e speranze. Le ombre delle fiabe sono quindi personificate dalla strega, dall’orco, dal lupo, i folletti personaggi ombra che il protagonista deve affrontare e vincere per raggiungere la fine del suo viaggio e poter dire di essere cresciuto, diventato individuo. L’ombra, tuttavia, non abbandonerà mai l’individuo: altre paure, altre prove attenderanno l’essere umano. L’Ombra, protagonista della fiaba di Andersen ad un certo punto lascia il corpo a cui appartiene; come l’ombra di Peter Pan, perduta nella casetta di Wendy e, che una notte, l'eterno bambino va a riprendere insieme a Trilli (Campanellino).


Immagine tratta dal film Andersen. Una vita senza amore. 
Una sera lo straniero era seduto sul balcone; alle sue spalle nella stanza brillava la luce e quindi era del tutto naturale che la sua ombra si posasse sulla parete della casa di fronte, anzi si trovava proprio tra i fiori di quel balcone, e quando lo straniero si mosse, anche l'ombra si mosse, perché di solito succede così. «Credo che la mia ombra sia l'unica persona vivente che si vede laggiù!» disse quell'uomo istruito. «Guarda come sta seduta con garbo tra i fiori, la porta è socchiusa; adesso l'ombra dovrebbe essere tanto accorta da entrare, guardarsi intorno, e poi tornare a raccontarmi quello che ha visto. E già, dovresti farmi questo piacere!» disse scherzando. «Su, da brava, entra! Su, vai?» e intanto fece cenno all'ombra e l'ombra gli rivolse lo stesso cenno. «Sì, sì, vai, ma poi torna!» Lo straniero si alzò e anche la sua ombra sul balcone di fronte si alzò, lo straniero si voltò e l'ombra si voltò, ma se qualcuno avesse fatto attenzione, avrebbe visto molto chiaramente che l'ombra entrò in quella porta socchiusa di quel balcone di fronte, proprio nel momento in cui lo straniero rientrò nella sua stanza e lasciò cadere la tenda dietro di sé. Il mattino successivo quell'uomo istruito uscì per bere il caffè e leggere il giornale. «Che succede?» esclamò, quando fu al sole «non ho l'ombra. Allora ieri sera se n'è proprio andata e non è ritornata più; che rabbia!» (L’Ombra, fiaba di Hans Christian Andersen).
La lotta/danza tra Andersen (in nero) e
la propria ombra (in uniforme rossa).
dal film Andersen. Una vita senza amore

È in quella casa che l’ombra, proiettata dallo straniero o l'uomo istruito, riesce ad entrare, attraversando la strada, affacciandosi al balcone, insinuandosi dentro, e staccandosi a quel punto dal corpo del suo padrone, senza che lui s’accorgesse. Lo scoprirà, appunto, la mattina dopo. Se n’era andata la sera prima ed era rimasto senza. L’ombra rimase in quella casa “tre settimane”, e fu come se avesse vissuto tremila anni e avesse letto “tutte le opere di scrittori e poeti”. Nella fiaba di Andersen, l’ombra riesce a prevalere sulla persona: l’ignoto sul noto, l’inconscio sul conscio, l’irrazionale sul razionale. Ad un certo punto l'uomo istruito, il proprietario dell’ombra si ribella, e allora l’ombra, ormai diventata potente e ricca lo fa rinchiudere in prigione e poi condannare a morte. “Ho visto tutto e so tutto!”, disse a conclusione, quando raccontò la sua avventura al vecchio padrone. Nella fiaba, l’ombra riesce ad attirare l’attenzione della figlia del re e a sposarla, facendosi passare per l'uomo istruito a cui apparteneva. Nel film, invece lo straniero (in realtà Andersen) riesce a recuperare la sua Ombra e uscirà dal palazzo con la sua lunga ombra che lo segue passo, passo.

La trama de L'Ombra di Andersen

4 commenti:

  1. eh sì mi fai venire ancora più voglia di vedere il film ;)

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  2. L'ombra è oscura e inquietante. Nell'ombra ci si nasconde e si trama. Per questo l'ombra ci attrae...

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  3. Ho letto qualcosina sull'Ombra, ma tutto ciò che so sugli archetipi consiste in vaghi ricordi di scuola e il "viaggio dell'Eroe", che è tratto proprio da uno studio su fiabe, folclore e mitologia. Sapevo del ruolo che ha l'Ombra e che può essere esterna o anche interna al nostro protagonista. E, insomma, per farla breve, bel post!
    (Mi segno il film, che non avevo mai sentito.)

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  4. "Questa ombra è costituita da tutti quegli aspetti di noi stessi che non conosciamo, che un tempo avevamo ma che sono state rimosse per l’educazione ricevuta e rimangono nascosti dalla nostra Persona, la maschera che pensiamo di essere, con la quale ci poniamo di fronte agli altri".
    Questa frase mi è proprio piaciuta, come il resto del post! Il film su Andersen mi affascina sempre più.

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