mercoledì 14 novembre 2012

Natale con Andersen. La Piccola Fiammiferaia


C'era un freddo terribile, nevicava e cominciava a diventare buio; ed era la sera dell'ultimo dell'anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, scalza e a capo scoperto, camminava per la strada…
Se questo fosse l’inizio di una fiaba dei fratelli Grimm sapremmo che alla fine la bambina sarà felice, in un grande casa calda e, il fatto di essere all’ultima sera dell’anno, ci indicherebbe che siamo appunto vicini ad un grande cambiamento (in positivo); ma non è l’incipit di una fiaba dei Grimm ma della Piccola Fiammiferaia di Andersen.
Tra le fiabe e le filastrocche, le feste natalizie sono un periodo di una nascita che porta la rinascita in chi festeggia; è la festa attesa in particolare dai bambini. Meno attesa è da coloro che nel Natale sentono una certa tristezza: persone sole, malinconiche, artisti e filosofi, tra questi, esiste Andersen. Le sue fiabe, in genere poetiche e tristissime, non acquistano una visione più positiva e solare nei temi natalizi, anzi. Esiste l’altro, l’estraneo, il diverso anche nel contesto natalizio: la piccola fiammiferaia è fuori al freddo mentre sembra che il mondo sia al caldo di un stufa che lei riesce solo ad immaginare, come in un miraggio, alla luce di un fiammifero; ha fame mentre anatre succulente fuggono da tavole imbandite per andare verso di lei e pronti a scomparire quando il fiammifero si spegne. La piccola fiammiferaia, già povera, è derisa da un monello che le ruba una delle due pantofole: non c’è solidarietà nel mondo di Andersen nemmeno per Natale, il povero e l’emarginato lo rimangono fino alla fine, fino alla fine dell’anno, giorno in cui è ambientato l’ultimo giorno della piccola fiammiferaia. E’ l’ultimo dell’anno: da domani non soffre più. C’è la cattiveria umana, la disuguaglianza, subita dallo stesso Andersen, che anche raccontata in una fiaba, rimane cattiveria. L’uomo debole non si salva, lo salva solo la morte. La luce dell’ultimo fiammifero si confonde con la luce di Dio, della nonna morta che la chiama a sé. Per terra i passanti vedranno il corpo di una piccola bambina, Andersen non ci descrive la commozione dei passanti solamente perché non c’è, non provano compassione. «Ha voluto scaldarsi» commentò qualcuno, ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell'Anno Nuovo! 
Andersen non si sforza di “salvare” o perdonare chi colpisce un altro essere umano emarginandolo, Andersen scrive e non dimentica la sua giovinezza da emarginato e povero, affamato come la piccola fiammiferaia.
La Piccola Fiammiferaia di Simona Cordero
Altri suoi lavori sono visibili su
http://www.illustratori.it/SimonaCordero/




6 commenti:

  1. Ok, è avulso dal contesto, ma non posso fare a meno di citere: http://youtu.be/zvwYCbBWxT8
    Non so quanto mastichi l'inglese (non so se è stato tradotto), ma "Hogfather" secondo me ti piacerebbe. Il libro, naturalmente.

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    1. Grazie mille per la segnalazione! Ho fatto un giro su google e ho proprio la sensazione che potrebbe piacermi; ora mi guardo il video. Ogni tuo suggerimento è sempre gradito, grazie!

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  2. Un post meraviglioso! Adoro Andersen e le sue fiabe. E questa è una tra quelle che preferisco. Una malinconia straziante che si consuma nell'indifferenza più totale del mondo...

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    1. A me, penso si sia capito, piace molto la crudezza delle fiabe di Andersen e soprattutto che non ci sia una assoluzione per il "cattivo". Purtroppo ancora oggi molti bambini vivono (se si può dire vivono) come la piccola fiammiferaia.

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  3. Che bella questa fiaba!! L'avevo scoperta per la prima volta nel sussidiario delle elementari e me ne sono innamorato.. E' veramente straziante il contrasto tra la povertà della bambina e ciò che vede negli interni delle case.. La sua fantasia le permette di accedervi per pochi istanti, poi si ritrova esattamente come prima.. Forse hai ragione, magari coi Grimm si sarebbe salvata, ma allora non sarebbe stata così bella

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    1. Mi piace molto Andersen, in lui la morte non è quasi mai una condanna per il "cattivo" ma un porto accogliente che libera dalle ingiustizie e i soprusi; Andersen sembra un buono che nonostante tutto quello che ha subito è riuscito a rimanere un buono.

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