Due fiabe per diventare immortali: La vecchia che riuscì ad ingannare la morte e Il paese dove non si muore mai


Che si tratti di fiabe, di filosofia, scienza, di mitologia o di qualsiasi sfera umana si tratti, la ricerca e il desiderio di essere immortali sembra prerogativa dell’uomo folle quanto del saggio. Si pensi alla ricerca della pietra filosofale, capace di fornire l’elisir di lunga vita in grado di conferire l'immortalità, fornendo la panacea universale per qualsiasi malattia. Nelle fiabe, in realtà, esiste l’incantesimo che non garantisce l’immortalità ma una sorta di “pausa” dalla vita. Nella prima fiaba (ungherese) che vi riporto interamente, la protagonista sconfigge la Morte; nella seconda invece, la Morte, anche se evitata per centinaia di anni, ad un certo punto avrà la destinata vittoria sul nostro protagonista.

La vecchia che riuscì ad ingannare la morte.
Forse è vero, forse non lo è ma c'era una volta una donna vecchia, vecchia. Ma molto, molto vecchia, più vecchia del giardiniere che piantò il primo albero del mondo. Ciononostante era piena di vita, e non si sognava affatto di morire. Era sempre indaffarata in casa sua a lavare, pulire, cucinare, cucire, stirare e spolverare, proprio come una giovane massaia. Ma, un giorno, la Morte si ricordò della vecchia e venne a bussare alla porta di casa sua. La vecchia, che stava facendo il bucato, disse che non poteva andarsene proprio in quel momento: doveva ancora sciacquare, strizzare, far asciugare e stirare le sue cose. A far in fretta, pensava che sarebbe stata pronta, nel migliore dei casi, la mattina dopo; quindi, la Morte avrebbe fatto bene a ritornare da lei il giorno successivo.
– Aspettatemi, allora, domani alla stessa ora, – fece la Morte e scrisse col gesso sulla porta: «Domani».
Il giorno dopo la Morte tornò a prendere la vecchia.
– Ma, signora Morte, vi siete certamente sbagliata. Guardate sulla porta e vedrete quando è fissato che veniate a prendermi, – osservò la vecchia. La Morte guardò sulla porta e lesse: «Domani».
– Vedete, dunque, – aggiunse la vecchia. – Venite domani e non oggi.
La Morte se ne andò e ritornò il giorno dopo. La vecchia l'accolse con un sorriso dicendo: – Ma, signora Morte, vi siete sbagliata un'altra volta. Non vi ricordate d'aver scritto voi stessa sulla porta che sareste venuta domani e non oggi? E così la storia andò avanti per un mese intero. Ma la Morte finì per stancarsi. L'ultimo giorno del mese disse:
– Mi state ingannando, vecchia mia! Domani verrò da voi per l'ultima volta. Ricordatevelo bene! –
E cancellò dalla porta quel che lei stessa aveva scritto e se ne andò. La vecchia, a questo punto, dopo tanto riflettere pensò: «Mi nasconderò nel bariletto del miele, – diceva fra sé e sé la vecchia. – La Morte non mi troverà certo lì dentro!». E si nascose nel bariletto del miele, lasciando scoperto soltanto il naso. Ma subito pensò: «Per l'amor del cielo, la Morte è furba! Mi troverà anche nel bariletto del miele e mi porterà via!».
Saltò fuori dal bariletto e andò a nascondersi in una cesta piena di piume d'oca. Ma subito pensò: «Per l'amor del cielo, la Morte è furba! Mi troverà anche nella cesta». Mentre saltava fuori dalla cesta la Morte entrò nella stanza. Guardò intorno e non riuscì a vedere la vecchia da nessuna parte,  ma vide una spaventosa, orribile figura, tutta coperta di piume bianche, e con qualcosa di denso che le gocciolava di dosso. Non poteva essere un uccello, e neppure una persona: era, comunque, una cosa terribile a vedersi. La Morte fu così terrorizzata che fuggì a gambe levate, e non tornò più a cercare la vecchia.

La protagonista di questa fiaba ungherese è riuscita a vincere la Morte, diversamente accade al protagonista della fiaba, Il paese dove non si muore mai, che troviamo nella raccolta Fiabe Italiane di Italo Calvino.


Il giovane protagonista non vuole morire e va alla ricerca di un luogo dove non esista la morte. Durante il suo viaggio incontra un vecchio con una carriola carica di pietre, domandatogli dove si trovi il paese dove non si muore mai, il vecchio risponde:
- Non vuoi morire? Stattene con me. Finché non ho finito di trasportare con la mia carriola tutta quella mon­tagna a pietra a pietra, non morirai.
- E quanto tempo ci mettere te a spianarla?
- Cent'anni, ci metterò
- E poi dovrò morire?
- E sì
- No, non è questo il posto per me: voglio andare in un posto dove non si muoia mai.
 Incontra poi un vecchio che sta tagliando degli alberi e  cui pone la stessa domanda:
 - Stà con me, - gli disse il vecchio. - Se prima non ho tagliato tutto il bosco con la mia roncola, non morirai.
- E quanto ci vorrà
- Mah! Duecento anni.
- E dopo dovrò morire lo stesso?
- Sicuro. Non ti basta?
- No, non è questo il posto per me: vado in cerca d'un posto dove non si muoia mai.
 Incontra un terzo vecchio che guardava un’anatra bere l’acqua del mare.
- Se hai paura di morire, sta' con me. Guarda: finché questa anatra non avrà asciugato questo mare col suo becco, non morirai.
- E quanto tempo ci vorrà
- A occhio e croce, un trecento anni.
- E dopo bisognerà che muoia?
- E come vuoi fare? Quanti anni ancora vorresti scam­partela?
- No: neanche questo posto fa per me; devo andare là dove non si muore mai.
 Un giorno, trova un palazzo dove trova ancora un vecchio:
- Bravo, capiti bene. È questo il posto dove non si muore mai. Finché starai qui con me, sarai sicuro di non morire.
- Finalmente! Ne ho fatto di giri! Questo è proprio il posto che cercavo! Ma lei, poi, è contento che stia qui?
- Ma sì contentone, anzi: mi fai compagnia.
 Dopo anni e anni il giovane sente nostalgia dei suoi familiari e dice al vecchio di volere tornare a trovarli. Il vecchio gli consegna un cavallo bianco, dicendogli di non scendere mai di sella altrimenti sarebbe morto.
Il giovane salta in sella e parte.
Passa nel posto in cui aveva incontrato il vecchio con l'anatra: dove prima era il mare ora si estendeva una gran prateria. Da una parte c'era un mucchio d'ossa: erano le ossa del vecchio. «Guarda un po' , - si disse il giovane, - ho fatto bene a tirare drit­to; se stavo con quello là a quest'ora ero morto anch'io! »
Continuò la sua strada. Dov'era quel gran bosco che un vecchio doveva tagliare con la roncola, ora era nudo e pelato: non si vedeva più neanche un albero. «Anche con questo qui, - pensò il giovane, - sarei bell'e morto da un pezzo! » Passò dal posto dov'era quella gran montagna che un vecchio doveva portar via pietra per pietra: adesso c' era una pianura piatta come un biliardo.
- Altro che morto, sarei, con questo qui!
Arriva al suo paese ma nessuno lo riconosce, nessuno conosce il suo nome. Decide di tornare indietro.
Non era nemmeno a mezza strada che incontrò un carrettiere, che conduceva un carro carico di scarpe vecchie, tirato da un bue. - Signore, mi faccia la carità - disse il carret­tiere. - Scenda un momento, e m'aiuti ad alzare questa ruota, che m'è andata giù dalla carreggiata.
- Ho fretta, non posso scendere di sella, - disse il gio­vane.
- Mi faccia questa grazia, vede che sono solo, ora vie­ne sera...
Il giovane si lasciò impietosire, e smontò. Aveva anco­ra un piede sulla staffa e un piede già in terra, quando il carrettiere l'abbrancò per un braccio e disse: - Ah! final­mente t'ho preso! Sai chi sono? Son la Morte! Vedi tutte quelle scarpe sfondate lì nel carro? Sono tutte quelle che m'hai fatto consumare per correrti dietro. Adesso ci sei cascato! Tutti dovrete finire nelle mie mani, non c' è scampo!
E al povero giovane toccò di morire anche a lui.

3 commenti:

  1. Molto interessante il paragone tra queste due fiabe. La vecchietta sceglie un bel trucco (certo che la morte me la immaginavo più furba, eh!). Mi dispiace un po' per il giovane della seconda, che muore facendo del bene, ma, si sa, la morte non risparmia i buoni come non risparmia i cattivi.

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    1. Già, la vecchietta della prima fiaba appare furba il giovane della seconda un po' ingenuo, diciamo che forse è la furbizia il filo conduttore di entrambe.

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  2. La Vecchietta aveva rinunciato a lottare, attendendo coraggiosamente l'arrivo della Morte...ma non poteva immaginare che quest'ultima, nel vederla, si spaventasse così tanto da scappare! Il coraggio e la "resa" al corso naturale delle cose sono, nella prima storia, due atti vincenti. Il Giovane invece fugge, ha paura...cerca sempre soluzioni sicure, vive nel continuo terrore che possa accadergli l'inevitabile, ma non fa i conti col fatto che l'inevitabile lo bracca, e si prenderà gioco di lui. La vecchietta vince perchè attende coraggiosa il "tu per tu" finale, il giovane perde perchè scappa inutilmente da chi lo prenderà con l'inganno.

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