Animali nelle fiabe: l'Asino


La caratteristica principale che distingue la favola dalla fiaba è proprio il fatto che nella favola i protagonisti sono degli animali (parlanti e con caratteristiche umane) mentre nelle fiabe sono personaggi “umani” mentre l’aspetto magico e irreale è ricoperto da fate, folletti, streghe, ecc. Le prime favole che conosciamo risalgono ad Esopo (ca 620 a.C. – ca 560 a.C.) e Fedro (ca 20 a.C. – ca 50 d.C.), entrambi schiavi, e che proprio grazie all’uso della figura allegorica dell’animale raccontavano la realtà quotidiana; gli animali erano quindi una sorta di maschera, che umanizzati e dotati di una psicologia fissa (la volpe astuta; il gatto opportunista; il cane fedele e così via...) esprimevano in modo libero critiche alla società del tempo. Anche La Fontaine esprimeva il suo pensiero sul potere dominante in Francia attraverso le favole, proponendo un tipo di antropomorfismo di denuncia politico-sociale attraverso le vicende di animali che incarnavano le diverse categorie sociali presenti nella realtà in cui La Fontaine viveva. 
Francobollo "Razze italiane di 
asini tutelate" emesso il 22/09/2007
Bozzettista: Anna Maria Maresca.
Si allontana dall'ambito strettamente politico-sociale Hans Christian Andersen, il quale esprime attraverso le sue opere il conflitto interiore e intimo del diverso e della diversità: Il Brutto Anatroccolo dove l’anatroccolo antropomorfo ci comunica il suo disagio nell’essere diverso e il suo desiderio di essere accettato dagli altri. E come non pensare al più recente pulcino nero Calimero
Tra i tanti animali il più bistrattato sembra essere l’asino; lo immaginiamo sempre “a lavoro”, carico e ragliante; spesso preso a bastonate o deriso per la sua stupidità. Ma non è sempre stato così mal considerato. L’asino infatti è, allo stesso tempo, simbolo di sapere e ignoranza. Nella mitologia egiziana, l’asino, animale sacro a Seth (rappresentato con orecchie asinine), è simbolo di malvagità. Al contrario, per i popoli indoeuropei è simbolo di regalità e saggezza, in particolare per gli Ittiti. L'asino, animale indispensabile, in passato, come bestia da soma, accompagnava il lavoro dei campi, il sostentamento per la vita, il mezzo con cui guadagnarsi il cibo e quindi simbolo di vita. Pensiamo a come nelle rappresentazioni sacre rivesta un ruolo fondamentale, pensiamo all’asino che trasporta Maria in fuga in Egitto o l’asino che trasporta Gesù quando entra in Gerusalemme; le sue misure lo rendono non imponente e veloce come il cavallo ma più lento, al passo e all’altezza della folla: uomo ed asino si guardano negli occhi. Nella fiaba Pelle d'Asino di Perrault il desiderio del padre-re di sposare la figlia alla morte della regina-madre è interpretato come atteggiamento incestuoso, e la sporca pelle di asino con cui la giovane si ricopre simboleggia l’aspetto peccaminoso di questo rapporto perverso.  Il personaggio di Lucio, protagonista dell’Asino d’oro di Apuleio (seguace di Iside i cui sacerdoti, per motivi rituali, impiegavano l’asino come cavalcatura) è probabilmente il testo da cui Collodi attinge per il suo Pinocchio che come Lucio viene trasformato in asino. Entrambi vengono trasformati e condannati ad una dimensione inferiore (l’asino, appunto) e dopo varie prove raggiungeranno un nuovo stadio: uomo libero Lucio e bambino in carne ed ossa il burattino. Marius Schneider, massimo esperto dei significati simbolici della musica, sottolinea il rapporto tra il suono del tamburo, la voce del morto e il raglio dell’asino che, secondo l’insegnamento di molte scuole tradizionali, costituisce un legame con le forze occulte del cosmo.

5 commenti:

  1. Giordano Bruno vedeva nell'asino voglioso di imparare il vero sapiente e non l'accademico invece tutto impegnato negli studi e basta. A dare questa decisione viene interpellato Mercurio.

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    1. Sì, in effetti anche l'asino, come tanti simboli ha il rovescio della medaglia, aspetto negativo e aspetto positivo. Grazie!

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  2. Secondo una bella fiaba siciliana, quando Dio assegnò un nome ad ogni animale, anche all'asino fu assegnato il suo, ma distratto com'era, mentre si avviava alla sua stalla, lo dimenticò e dovette tornare indietro perché il Signore glielo ricordasse. Così fu, e l'asino si avviò di nuovo, trotterellando felice, verso la stalla, questa volta ripetendo tra sé e sé il suo nome per non scordarlo. Nonostante gli sforzi però, nuovamente l'asino dimenticò il suo nome, e ciò accadde ancora e ancora; per ben tre volte dovette tornare indietro perché Dio glielo ripetesse. E fu così che il Signore, adirato, gli tirò le orecchie, che si allungarono. E' per questo motivo che ancora oggi l'asino ha le orecchie lunghe.

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    1. Grazie, non la conoscevo, potrei assumerti come consulente:)

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  3. Non sapevo ce per gli Egizi fosse simbolo di malvagità. Asino (trasformato) è anche il protagonista delle Metamorfosi di Apuleio, che alla fine, mi sembra ritorni alla sua forma originaria grazie a... Iside?

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