Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie attraverso l’arte di Yayoi Kusama

Articolo pubblicato su gentile concessione dell'autrice Silvia Colombo (tratto da Nèura)

Illustrazione tratta da Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie attraverso l’arte di Yayoi Kusama, orecchioacerbo, Roma 2013
Uscito nelle librerie italiane a gennaio, Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie attraverso l’arte di Yayoi Kusama promette bene, sin dalla copertina. L’artista giapponese si cimenta, testa a testa, con l’illustrazione del romanzo di Lewis Carroll, già reinterpretato più volte dal cinema e su carta. Quale sarà l’esito? Si potrebbe definire un’epifania editoriale. Apparso come dal nulla nella vetrina del Libraccio che si affaccia sui Navigli milanesi, in una delle prime giornate invernali realmente assolate e luminose, il volumetto ha attirato a sé il mio sguardo grazie alla copertina. Una bicromia vivace, uno scontro tra i colori primari rosso e blu, costellati dagli immancabili pois bianchi e neri: intuibile senza difficoltà la presenza dell’artista giapponese Yayoi Kusama. Lo conferma il titolo Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie attraverso l’arte di Yayoi Kusama.(…)
Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie è l’opera più conosciuta di Lewis Carroll, data alle stampe nel 1865. Il romanzo, una storia fantastica apparentemente destinata ai più piccoli, racchiude in realtà un universo ricchissimo, dove si celano regole di logica, matematica e sottili esercizi linguistici. 
Illustrazione di John Tenniel (1865)
La vicenda che vede protagonista Alice, giovane fanciulla sprofondata in un mondo tanto meraviglioso quanto inquietante e ricco di sorprese, si presta alle più disparate reinterpretazioni, ora librarie, ora cinematografiche. Probabilmente l’atmosfera incantata (dove però il pericolo e l’enigma si nascondono dietro l’angolo) ha avuto una presa così forte da riuscire a moltiplicarsi, e moltiplicarsi ancora, nella produzione culturale di oltre un secolo. 
Già in una prima versione, incompleta, il testo è corredato da una serie di illustrazioni eseguite dallo stesso Carroll, mentre la prima edizione della versione definitiva esce con immagini a firma di John Tenniel. Nel corso del tempo, la storia di Alice prende sempre più piede nell’immaginario collettivo e diventa fonte di ispirazione per i più: solo per fare un esempio, nel 1969 Salvador Dalí realizza alcune opere di grafica dedicate al romanzo, riuscendo a coniugare in maniera simbiotica linguaggio surrealista e contenuto fantastico.
Illustrazione tratta da 

Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie attraverso l’arte di Yayoi Kusama

orecchioacerbo, Roma 2013
A oggi si contano oltre venti reinterpretazioni cinematografiche – tra le più celebri e due versioni Disney, quella animata del 1951 e la recente trasposizione di Tim Burton (2010) – alcuni omaggi fotografici, come quelli di Francesca Woodman, e versioni illustrate dai toni più dark, come le visionarie immagini contenute nel libro pop-up C’era una volta, a cura del francese Benjamin Lacombe. Inoltre, solo l’anno scorso il Mart di Rovereto ha cercato di fare il punto della situazione sul tema, dedicando alla protagonista della fiaba una mostra intitolata proprio Alice in Wonderland. 
Ora è la volta di Yayoi Kusama. Il libro, pubblicato in Italia dall’editore romano orecchio acerbo, non sembra essere solo una nuova edizione del volume ottocentesco, ma addirittura uno scambio, fino alla sovrapposizione, dei due ruoli, protagonista su carta e artista contemporanea.
Salvador Dalì (1968-69)
Yayoi, sulla penultima pagina scrive, come in una dichiarazione di intenti, “Io, Kusama, sono la moderna Alice nel paese delle meraviglie”. Come darle torto? Sin dagli anni sessanta l’artista si è impegnata, passo dopo passo, nella meticolosa costruzione di un mondo tanto bello da togliere il fiato quanto materico, e quindi destinato a scomparire, come tutte le cose.
Se lei è Alice (e Lewis Carroll insieme), anche noi, ogni volta che entriamo in una sua installazione luminosa o ci aggiriamo curiosi attorno a una sua Pumpkin assediata di dots, mettiamo piede – anche se solo per un istante – nel Paese delle meraviglie. 
Benjamin Lacombe, Alice incontra lo stregatto (2010). 
Tributo per un giornale e per una mostra su Tim Burton. 

Allo stesso modo, la magia è trasposta su carta. Pagina dopo pagina, ci addentriamo in una storia fatta di profili stilizzati, colori irreali, arbitrari, e oggetti scomposti in tanti atomi, tondi e colorati. L’atmosfera del racconto è dunque alleggerita e al contempo arricchita dalla cromia variopinta della Kusama.
È vero, il tratto e il repertorio iconografico sono tracce ben riconoscibili del suo passaggio, nondimeno riescono a inserirsi perfettamente nell’andamento narrativo. Wonderland si popola di oggetti, di metonimiche presenze che vanno a discapito dei ritratti (quasi assenti, se ci eccettuano le più numerose scene corali): i funghi stanno per il Brucaliffo come un cappello extra-large per il Cappellaio Matto.
E ancora, volano farfalle rosa, si inseguono animali di terra e di cielo, i fiori diventano tentacolari e Alice si affaccia alla finestra. Della sua (immancabile) zucca.
Informazioni
Lewis Carrol, Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie attraverso l’arte di Yayoi Kusama, orecchioacerbo, Roma 2013.
Traduzione. a cura di Milli Griffi
Acquistabile online sul sito dell’editore.

4 commenti:

  1. pensa che in contemporanea al tuo post c'è questo su Alice: http://alpeggiononcemaifine.wordpress.com/2013/02/25/alice-nel-paese-delle-meraviglie-le-illustrazioni-di-iban-barrenetxea/

    Io di Alice ne avevo parlato soprattutto dove ho cercato di raccogliere quasi tutte, credo, le trasposizioni cinematografiche:
    http://almacattleya.blogspot.it/2010/03/una-bambina-di-nome-alice.html

    Sai che poi sembra esserci un parallelo tra Alice e Peter Pan? In un giornale ho letto che Alice Liddell ha conosciuto in tarda età Peter Llewely Davies. Chissà cosa si sono detti.

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    1. Grazie, il blog di Chagall è davvero bello e continuamente aggiornato.

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  2. Stupende queste illustrazioni!! E' da un po' che leggo e sento parlare di quest'artista e mi ero ripromessa di parlarne sul mio blog. Citerò sicuramente anche il tuo post, come sempre così completo!

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    1. I Giapponesi hanno una storia a livello di arti grafiche, studio dei colori (i colori dei kimoni rientrano in un codice bene preciso, non sono abbinati a caso) che fa parte ormai del loro DNA. Spero di leggere presto il tuo post, grazie per il link che ricambierò molto volentieri!

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