Viaggio dentro il ventre della "balena" (seguito)

Maria Luisa Gasparri, Nel ventre della balena,
Tecnica mista, 2013 Fonte
Dopo la prima parte dedicata ad un viaggio sulla Luna, il percorso assiale dei protagonisti della Storia Vera di Luciano di Samosata (Samosata, 120 circa – Atene, tra il 180 e il 192) prosegue per mare fino a svolgersi nello scenario della pancia-caverna della balena: 
Come fummo dentro la balena, dapprima era buio, e non vedevamo niente; ma dipoi avendo essa aperta la bocca, vediamo una immensa caverna larga e alta per ogni verso, e capace d'una città di diecimila abitanti. Stavano sparsi qua e là pesci minori, molti altri animali stritolati, e alberi di navi, e ancore, e ossa umane, e balle di mercanzie. Nel mezzo era una terra con colline, formatasi, come io credo, dal limo inghiottito; sovr'essa una selva con alberi d'ogni maniera, ed erbe e ortaggi, e pareva coltivata; volgeva intorno un dugento quaranta stadi, e ci vedevamo anche uccelli marini, come gabbiani e alcioni, fare i loro nidi su gli alberi.
Un luogo buio ma ricco di pesci, relitti di navi e ossa umane, Luciano paragona le sue dimensioni a quelle di una città di diecimila abitanti. Presi dallo sconforto gli uomini dell’equipaggio si disperano ma, in seguito, accendono un fuoco e cucinano il pesce che il ventre della balena offre loro in abbondanza, scopriranno che altri uomini abitano la balena, uomini che a loro dire “ci par d’essere morti, e pur sappiamo di vivere”.
Se il luogo dello stomaco rappresenta il loculo che accoglie morte apparente e vita che aspetta di prendere una nuova dimensione, non può che essere un luogo ricco di oggetti e cibo, corredo necessario ad accompagnare il defunto nell’aldilà. 
Un luogo ricco come quello che appare a Nennella nella favola VII della V giornata del Pentamerone o Lo Cunto de li cunti di Giambattista Basile,1634
Solo Nennella[…] scampò questo pericolo perché proprio in quel momento si trovò vicino alla barca un grande pesce fatato, che, aprendo un grande buco di bocca, se l'inghiottì. Ma quando la ragazza credeva di avere finito i suoi giorni proprio allora trovò cose incredibili nella pancia di questo pesce, perché c'erano campagne bellissime, giardini deliziosi, una casa signorile con tutte le comodità, dove se ne stava da principessa.

E dallo stesso pesce fu portata, presso il palazzo dove era vissuto il fratello Nennillo. Nennella, lo vide attraverso la golaccia del pesce e gridò: “fratello mio fratello mio”. […]
E Nennillo si avvicinò al pesce e quello, poggiata la testa sopra uno scoglio e aperti sei palmi di bocca, ne fece uscire Nennella, così bella che sembrava proprio una ninfa che, in un intermezzo, usciva, per incanto di qualche mago, da quella bestia. E, quando il re chiese cosa fosse questa faccenda, Nennella cominciò a raccontargli qualche episodio dei loro guai e l'odio della matrigna, ma non riuscivano a ricordare il nome del padre né il luogo della casa.
Nennella dentro lo stomaco del pesce è diventata bella e splendente come una ninfa. Ha vissuto reclusa, ricorda la Bella Addormentata nel Bosco, a sua volta reclusa nel sonno e protetta dalla boscaglia, e in questa reclusione, entrambe si sono trasformate sono cresciute in una nuova maturità.

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