A volte s’incontrano...Con Luigi Pruneti nella Toscana del piccolo popolo - Prima parte: Gli elementali

Quattro elementi che costituiscono la vita, ma prima di diventare vita sono spiriti: lo spirito dell’acqua, del fuoco, della terra e dell’aria si congiungono e si trasformano; il piccolo popolo, gli elementali dello spirito-acqua s’infiltrano nello spirito- terra, lo spirito-acqua evapora a contatto dello spirito- fuoco ed ecco che s'innalza lo spirito-aria. Impossibile che tutto questo possa smettere di vivere, impossibile che questi spiritelli si fermino, no loro non si fermeranno mai, loro sono il vero respiro della Vita. Da sempre…
Il più celebre studioso dell’argomento (gli elementali) fu Paracelso, autore del Liber de nymphis, sylphis, pygmeis et salamandris et caeteris spiritibus. Egli affrontò la complessa materia, asserendo che gli spiriti elementari o “elementali” si dividono in quattro categorie, a seconda dell’elemento al quale appartengono; teoria, la sua, ripresa dagli scritti di autori classici fra i quali Aristotele, Empedocle di Agrigento e Cicerone. Per Paracelso esistevano essenze dell’aria, dette silfi, silfidi o silvestri, dell’acqua, chiamate ondine o ninfe, vi erano poi gli gnomi o pigmei abitanti della terra ed infine le salamandre o vulcani, creature del fuoco.
Una certa curiosità per gli elementali la mostrò anche il grande Leonardo da Vinci; egli più che altro fu affascinato dall’entità in assoluto più misteriosa: la salamandra. Come i suoi contemporanei la considerò un’essenza alimentata dal fuoco, convenne, inoltre che avesse un aspetto simile alle lucertole o a piccoli ramarri e che, al pari dei rettili, mutasse pelle, avvalendosi dell’energia fornita dalle fiamme.(*)
Sembra che la città di Firenze non fosse solo frequentata dalle grandi menti artistiche quali appunto Leonardo, ma piuttosto, battuta anche dai nostri elementali e, gioco forza vuole che capitasse che spirito di artista e spirito di folletto si incontrassero, come accadde a Giotto di Bondone, secondo, infatti, quanto riporta Luigi Pruneti:
Incubo di Johann Heinrich Füssli, 1781
"Di notte il Linchetto, il più celebre elementale della Toscana, si trasforma in
un incubo e si pone sullo sterno di chi dorme, rendendo la respirazione
difficoltosa e donando al malcapitato una nottataccia popolata da pessimi sogni"(*).
un folletto di indole benevola, dimorerebbe, tuttora, nel campanile  della Cattedrale. Sarebbe quest’ultimo uno spirito silvestre che avrebbe accompagnato Giotto di Bondone per tutta la vita e dopo la sua morte avrebbe preso stabile domicilio nel celebre capolavoro architettonico del grande artista medievale. La sua presenza sarebbe percepita come un refolo improvviso di vento o la sensazione del frullare di minuscole ali. Questa leggenda è particolarmente suggestiva, degna di una vera e propria fiaba. Quando Giotto di Bondone era un umile e povero pastorello del Mugello, passava le sue giornate in solitudine a sorvegliare il gregge. Aveva come unico compagno di giochi un agnellino. Si trattava di una bestiola assai strana, dotata di una straordinaria intelligenza e di una sensibilità quasi umana. Poco prima del fatidico incontro con Cimabue, la creatura si ammalò e in punto di morte, con una vocina appena percettibile, avvertì l’amico di non disperarsi, egli avrebbe cambiato forma  e sotto mutate spoglie lo avrebbe seguito ovunque. L’agnellino era, infatti, un folletto silvestre che da quel giorno accompagnò l’artista per tutta la vita. A volte assumeva l’aspetto di una farfalla, in altri casi era del tutto invisibile e si manifestava come un improvviso soffio di vento. Non lo abbandonò mai e standogli vicino lo consigliava o discuteva con lui su come affrontare le opere che gli erano state commissionate. Insieme elaborarono il progetto del campanile di Santa Maria del Fiore e il pittore, fattosi ingegnere, su un suo suggerimento previde di terminare la costruzione con “una piramide quadra alta braccia cinquanta”, opera mai eseguita giacché giudicata dagli “architettori moderni” “cosa tedesca e di maniera vecchia”Fu accanto a Giotto anche nel momento della morte avvenuta il 3 gennaio 1336, quando il giovane pittore era da poco rientrato dalla Lombardia, dove “il nostro Comune l’aveva mandato al servizio del signore di Milano”. Il folletto da allora abita nello svettante edificio fiorentino creato dall’artista e, se salendo i gradini del campanile si avverte una brezza strana o si percepisce per un attimo il frullare di minuscole ali, non c’è da preoccuparsi: è lo spiritello amico di Giotto.(*)
"A volte s'incontrano...
Folletti, gnomi e oscure
presenze in Toscana e
nel mondo"
di Luigi Pruneti,
ed. Le Lettere, 2012

(*) Estratti da: "A volte s'incontrano...Folletti, gnomi e oscure presenze in Toscana e nel mondo" di Luigi Pruneti (cap. "Origine e natura del piccolo popolo”, p. 32; “Folletti più o meno celebri nelle memorie toscane” p.103; “Gli elementali nelle leggende fiorentine” p. 110-111).
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iprodotto per gentile concessione della casa editrice Le Lettere. Per il profilo e la bibliografia dell'autore:  www.lelettere.it

La Rubrica continua...
Seconda parte: Gli spauracchi dei bambini
Terza parte: Fate ed Arpie

2 commenti:

  1. Sapevo di Paracelso e di Leonardo ma ero all'oscuro su questa leggenda giottesca. Il signor Pruneti specifica anche se la fonte è scritta o orale?

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    1. Nel libro non lo specifica, ma i riferimenti bibliografici del testo di Luigi Pruneti sono molto dettagliati; relativamente al folletto di Giotto, Pruneti cita: "Firenze dei misteri" di L. Pruneti; "Firenze arcana" di C.G.Leland; "Le Vite" di G.Vasari e "Cronica" di G. Villani.
      Grazie Ivano, probabilmente, nell'ultimo post inserirò la bibliografia completa (conoscendoti credo che per te sarà una fonte importante!!)

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