La guardiana delle oche alla fonte

Peter Paul Rubens, Leda e il cigno
L'oca, l'anatra e il cigno ricorrono spesso
nel folklore e nelle leggende scambiandosi 
attributi e connotazioni.
"Guardati da quella vecchia, è furba come il diavolo, è una strega.", così, nella fiaba dei Grimm, La Guardiana delle oche alla fonte, viene apostrofata una vecchietta che, curva sotto il peso di un fascio d'erba appena raccolta e appoggiata alle stampelle provvede al sostentamento delle sue oche. Solo, un conte “contento e felice”, un giorno, vedendola schiacciata dal suo carico e con due cesti, uno di pere e uno di mele, accetta di aiutarla. D’altronde è assai difficile opporsi, il carattere della vecchia è scontroso e tiranno:
"Cosa aspetta," proseguì, "dai si muova. Quel fagotto non glielo toglie più nessuno." […] "Nonnina," disse, "non ce la faccio più debbo riposarmi un pò!"  "Niente affatto," rispose la vecchia, "quando saremo arrivati potrete riposarvi, ma ora si va avanti. Chissà che non vi faccia bene."  D'un tratto ella fece un balzo, saltò sul fardello, vi ci si accomodò bene e, secca e magra com'era pesava più d'una bella contadinotta. Al giovane tremavano le ginocchia, ma se non proseguiva, la vecchia lo picchiava sulle gambe con una verga o con delle ortiche. 
La vecchia abitava insieme ad una signora vecchia quasi quanto lei e dall’aspetto orribile, era la guardiana delle oche e la figlia della vecchia. La vecchia regala al conte una scatola di smeraldo dicendogli che gli porterà fortuna; partito per tornare a casa, il conte si perde tra i boschi fino a quando, il terzo giorno arriva in un paese sconosciuto e viene condotto al palazzo del re.
Il giovane conte dona la scatola alla Regina che, appena aperta, cade in terra svenuta: dentro la scatola, infatti, c’è una perla: la Regina racconta che sua figlia, scacciata dal padre, quando se ne andò piangendo versava lacrime che si trasformavano in perle uguali a quella contenuta nella scatola di smeraldo. I coniugi reali chiedono al Conte di condurli dalla vecchia.
Intanto la guardiana delle oche, come ogni notte di luna piena, si reca alla fonte che si trova vicino a tre querce e lì, sotto la luna, si toglie la vecchia pelle che la ricopre e torna a splendere in tutta la sua giovane bellezza. Lei è la giovane principessa scacciata dal Palazzo reale.
La regina arriva alla casa della guardiana delle oche e la vecchia li saluta allegramente, ma aggiungendo: "Avreste potuto risparmiarvi questo lungo cammino, se tre anni fa non aveste scacciato ingiustamente vostra figlia, che è tanto buona ed affettuosa. A lei non ho fatto alcun male, per tre anni ha dovuto custodir le oche, così non ha imparato nulla di male e ha mantenuto puro il suo cuore. Ma voi siete stati puniti abbastanza dall'angoscia nella quale siete vissuti." Poi si avvicinò alla stanza e chiamò: "Esci, piccina mia!." La porta si aprì e la principessa comparve nella sua veste di seta, coi suoi capelli d'oro e gli occhi come stelle, e parve che un angelo fosse sceso dal cielo.
Le vecchia non volle in cambio niente ma anzi disse: 
"io le dono le lacrime che ha pianto per voi, sono perle, più belle di quelle che si trovano nel mare, e valgono più di tutto il vostro regno! E in compenso dei suoi servigi le lascio la mia casetta." Detto ciò la vecchia sparì. Se poi le candide oche custodite vicino al castello fossero tutte fanciulle (nessuna se ne abbia a male) che la vecchia aveva tenuto con sé e che poi abbiano ripreso figura umana, e siano divenute ancelle della giovane regina, su ciò non so niente di preciso, ma credo proprio di sì.
Certo quella vecchia non era una strega, come la gente pensava, ma una vecchia saggia che faceva del bene. Probabilmente, alla nascita della principessa, era stato proprio suo il dono di pianger perle invece che lacrime. 
Herbert James Draper, Waterbaby
Il finale della fiaba ci svela che la vecchia, ritenuta strega, era in realtà una fata; sono, infatti, le fate che nelle fiabe portano doni ai nuovi nati: pensiamo alle fate invitate al battesimo della bella addormentata o alle due fate della fiaba di Enrichetto dal Ciuffo che donano a lui la raffinatezza e alla sua futura sposa la bellezza. La fata della guardiana delle oche dona la capacità di trasformare le lacrime in perle, si deduce che il destino della giovane sarà quello di piangere molto per riscattare le lacrime in perle, il dolore in felicità. “Le perle portano lacrime” sentenzia una credenza popolare, già Plinio dichiarò che le ostriche nel tempo degli amori “si aprono quasi sbadigliassero, si riempiono di rugiada che le feconda e partoriscono poi perle”, lacrime di rugiada, quindi, che diventano perle; lacrime e perle sono forse legate anche alla credenza che la conchiglia, una volta creata la perla morisse e che queste fossero le sue lacrime. In Sicilia si credeva che nelle perle e nelle calamite riposassero le anime dei bambini morti senza battesimo, forse è anche per questa credenza che la perla sia stato, per molto tempo, l’unico ornamento consentito alle donne durante i periodi di lutto.
Quando la guardiana delle oche, di notte vicino alla fonte, si lava la pelle che nasconde la sua bellezza cadono lacrime-perle dai suoi occhi, mentre la luna piena le illumina. 
Nel Physiologus (seconda metà del II secolo d.C.) è detto che, la perla si genera in questo modo: l’ostrica emerge dal mare nelle prime ore del mattino, e la sua conchiglia “apre la bocca, assorbe la rugiada celeste e il raggio del sole e della luna e delle stelle, e con la luce degli astri superiori produce la perla”.
Perle, Luna, Acqua (rappresentata dalla fonte) sono tutti elementi legati al femminile e tutti, nella fiaba, contribuiscono alla rinascita della piccola guardiana. Simboli tra l’altro di purezza, come le stesse oche che, come dirà la vecchia “…per tre anni ha dovuto custodir le oche, così non ha imparato nulla di male e ha mantenuto puro il suo cuore.”
Tre querce circondano la fonte, la quercia è quasi universalmente l’emblema della forza, pianta sacra a Zeus; inoltre secondo una credenza di tipo magico, un ramo di questo albero, posto presso una fonte in Arcadia, avrebbe combattuto la siccità. La quercia produce fiori di entrambi i sessi, per cui, portando con sè il seme maschile (il padre) e il seme femminile (la madre), possiede il dono di procreare un terzo (il figlio) che lei stessa è, ne consegue che il numero 3 le appartiene, come, appunto, tre sono le querce della nostra fiaba.

Fiabe "gemelle": Pelle d'Asino; La Principessa Pel di Topo.
Altri post: Mamma l'Oca
La Conchiglia di San Giacomo e la Venere di Botticelli.

5 commenti:

  1. Forse è dalla frase di Plinio "le perle portano lacrime" che deriva la credenza popolare che regalare perle porti sfortuna?

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    1. Sì, presumo che questo detto sia legato alla descrizione della nascita della perla.

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  2. Aggiungo: ...a chi le riceve in dono.

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  3. mia figlia si chiama perla e sinceramente questa fiaba mi ha affascinata per alcune descrizioni simili ad alcune mie vicende di vita. mia figlia si chiama perla e sicuramente per questa citazione che questa fiaba la faccio un po mia ^^la sua conchiglia “apre la bocca, assorbe la rugiada celeste e il raggio del sole e della luna e delle stelle, e con la luce degli astri superiori produce la perla”.

    Perle, Luna, Acqua (rappresentata dalla fonte) sono tutti elementi legati al femminile e tutti, nella fiaba, contribuiscono alla rinascita della piccola guardiana.^^

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    1. E io auguro a tua figlia di vivere consapevole della sua "preziosità". Grazie per aver condiviso questa sensazione :)

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