Fiabe allo Specchio (Analisi e confronto tra Grimm, Perrault e Carter) di Jessica A.

Tratto dal libro Fiabe allo Specchio (Analisi e confronto tra Grimm, Perrault e Carter) e pubblicato per gentile concessione dell’autrice Jessica A. (Qui la sua pagina Facebook "Il lato oscuro delle fiabe")

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Nella sua antologia di racconti La camera di sangue, Angela Carter presenta due riscritture della fiaba La bella e La Bestia, di cui la prima (La corte di Mr. Lyon) è sicuramente la più conforme alla versione originale di Madame Marie Leprince de Beaumont. Quest’ultima inizia la narrazione con il tipico c’era una volta e ci viene detto che "[Il mercante] aveva sei figliuoli, tre maschi e tre femmine", di cui la minore, era talmente gentile e bella da chiamarsi proprio così: Bella; ciò provocava ovviamente l’invidia delle due sorelle.
La fanciulla della Carter, invece, ci viene mostrata indaffarata nelle faccende domestiche e preoccupata per il papà che "[…] aveva detto che sarebbe tornato prima di sera", ma così non è, e le cattive condizioni meteorologiche non fanno che aumentare la sua ansia. La modalità narrativa si alterna spesso, passando dalla terza persona, alle modalità del discorso indiretto libero: dialoghi e narrazione si sovrappongono, creando un discorso coinvolgente. La seconda immagine narrativa, come un cambio di scena, ci mostra la vecchia macchina del padre di Bella, bloccato tra la neve e ancora molto lontano da casa. Scopriamo che le sue condizioni economiche sono pessime: "Era rovinato. […] E non aveva trovato neppure abbastanza denaro per comprare a Bella, la sua bambina […] la rosa bianca che desiderava; il solo dono richiesto […]".
Anche nella versione francese la ragazza chiede solo una rosa, mentre le due sorelle, avide e smaniose, domandano vestiti e cappellini alla moda. In entrambe le versioni, il padre si ritrova solo e in cerca di aiuto, tra la neve che, nella versione di De Beaumont, "fioccava da far paura, e soffiava un vento così strapazzone, che lo gettò per due volte giù da cavallo". 
L’uomo è costretto ad abbandonare l’ormai inutile vettura e s’incammina per un viottolo; ben presto scorge una villa stile Palladio: "[…] era evidentemente la dimora di un uomo straordinariamente agiato", ad accoglierlo vi erano vasi di cristallo colmi di fiori (tanto che per un attimo sembrò che l’inverno fosse terminato nel momento stesso in cui la porta si era chiusa alle sue spalle) e uno spogliatoio completamente vuoto: nessun indumento al suo interno e nessuna presenza a fargli gli onori di casa. Giusto il tempo di tornare nell’atrio, però, che ecco un saluto ad attenderlo: "[…] uno spaniel bianco e color zafferano", con al collo un filo di diamanti: ciò dimostrava senz’altro la ricchezza dell’invisibile padrone di casa. Ben presto l’uomo ha modo di mangiare e bere, scortato dalla cagnetta e, come se non bastasse, viene a sapere dal meccanico che le spese per la sua vecchia vettura sono a carico del gentile padrone della villa, poiché era costume così. L’ospitalità di casa però è ben presto arrivata al suo termine, difatti ricompare la cagnolina col suo cappello in bocca. La porta si chiude alle sue spalle e l’inverno compare nuovamente davanti ai suoi occhi: 
La neve aveva intrecciato fragili e fitte ghirlande di ghiaccio latteo intorno ai roseti; […] un gelido mucchio di neve tonfò soffice a terra rivelando, […] un’ultima rosa perfetta. […] Come avrebbe potuto, quel suo ospite misterioso tanto cortese, negare a Bella il suo dono? 

Il padre di Bella decide – quindi – di rubare la rosa, ma il gesto non passa inosservato dal padrone che, con un furioso latrato, annuncia il suo arrivo. La Bestia (questo è il suo nome, e così dice di voler esser chiamato) ha la testa, la criniera e le zampe di un leone, ma è ben vestito. L’uomo farfuglia che, se ha rubato quella rosa, è soltanto per sua figlia, che non desidera altro. La Bestia con gesto fulmineo gli toglie di mano la foto di Bella e la osserva, restandone subito meravigliato: "l’obiettivo aveva colto uno sguardo che talvolta lei aveva, pieno di grande dolcezza e di grande serietà […]", tanto da concedere a suo padre di portarle la rosa, ma gli ordina anche di condurla a cena nella sua villa. Bella era stata avvertita da suo padre riguardo la figura altera della Bestia, eppure, mentre è a tavola, non riesce quasi a respirare, si sente quasi un “agnello sacrificale”. 
Illustrazione di Mercedes Mayer
Nella versione francese la fanciulla sa fin da subito di essere la “moneta di scambio” per la salvezza di suo padre, ma in questa, La Bestia non minaccia nessuno, bensì, con aria timida, le dice che può starsene tranquilla alla sua villa, mentre suo padre sarebbe tornato a Londra per i suoi problemi legali, per i quali lui stesso gli avrebbe fornito supporto: lei accetta, poiché ama "suo padre al punto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui". Nel paragrafo seguente viene nuovamente messo l’accento sullo sfarzo della villa della Bestia, che contrasta con l’umile condizione di Bella, che adesso si ritrova una camera dal letto di cristallo e un salottino tutto suo; tuttavia ciò non le può che apparire doloroso, poiché si rende conto che quella ricchezza non rende felice il padrone, che conduce una vita in totale solitudine. "Non si fece vedere per tutto il giorno, quasi si fossero invertite le parti, fosse lui ad aver timore di lei […]": eppure, quella strana supposizione era vera e, quando dopo cena lo spaniel conduce la ragazza nello studio (dove ad attenderla c’è proprio lui), è facile notare lo sforzo che la creatura selvatica debba compiere per vincere la propria timidezza: nonostante la voce da brividi, lui le domanda gentilmente del problema legale del padre, della morte di sua madre e delle cause della loro condizione economica, dapprima così ricca, e ora così modesta. Il tempo scorre senza che entrambi se ne rendano conto e subito arriva l’ora di coricarsi. Lui si getta ai suoi piedi con imbarazzo e le bacia le mani, poi si dilegua senza aggiungere altro, lasciandola sorpresa di tale gesto.
Il giorno seguente Bella trascorre il tempo leggendo, passeggiando con la cagnetta in giardino: 
ora "al contrario di ogni sua aspettativa, si sentiva felice. Non provava più la minima ansia al pensiero delle conversazioni serali con La Bestia", anche se quel contatto delle sue labbra sulle sue mani la fa ancora rabbrividire. 

Nella versione francese, invece, ad imbarazzare la fanciulla sono le continue richieste serali della Bestia, che desidera sposarla, poiché le vuole un gran bene, ma lei riesce a prometterle soltanto di non abbandonarlo mai.
Illustrazione di Crane
In entrambe le versioni, però, Bella deve tornare dal padre e questo causa profondo dispiacere alla Bestia, che spera che la sua fanciulla torni presto da lui. La Bella francese promette che tornerà dopo una settimana, quella carteriana prima che sia finito l’inverno: tuttavia, entrambe – per un motivo o per un altro – non mantengono la promessa e scoprono che La Bestia sta per morire proprio a causa di ciò. I fiori recisi nei vasi di vetro erano morti, come se nessuno avesse avuto a cuore di sostituirli dopo la partenza di lei. Polvere dovunque e freddo, tanto freddo. C’era un’atmosfera malata, carica di disperazione in quella casa […].
La Bestia è smagrita, la criniera è diventata grigia: "Da quando te ne sei andata, sono stato malato. Non riuscivo a cacciare […] a mangiare. Sono malato e debbo morire; ma morirò felice perché sei venuta a dirmi addio". Ora la narrazione si sviluppa in un crescendo drammatico, ottenendo il medesimo effetto coinvolgente della fiaba tradizionale: Bella prega La Bestia di non morire, promettendole di non abbandonarla mai più; ben presto la fanciulla si accorge che tra le sue braccia non c’è più un leone, ma un uomo "con una zazzera di capelli arruffati e, che strano, il naso rotto come quelli di certi pugili […] che gli conferiva una certa rassomiglianza con la più bella tra tutte le bestie". E’ qui che entra in gioco l’effetto straniante voluto dalla scrittrice: “Sai,” disse Mr. Lyon, “credo che potrei fare una piccola colazione, oggi, Bella, se vuoi favorire qualcosa con me.”
Il capovolgimento ironico appare dunque solo alla fine del racconto e, in modo così brusco e inatteso, da sviluppare un’efficace effetto di straniamento rispetto al pathos precedentemente usato: "Le rielaborazioni per gli adulti spesso assumono la forma della parodia, ossia del rovesciamento in chiave umoristica del modello culturalmente codificato". La frase conclusiva della riscrittura carteriana, mette in luce un rapporto amoroso tipico e tradizionale, istituzionalmente romantico (difatti anche lei ora è Mrs. Lyon), con una narrazione di tipo figurativo: "Mr. e Mrs. Lyon passeggiano nel giardino, la vecchia spaniel sonnecchia sull’erba tra cumuli di petali caduti".

2 commenti:

  1. Ciao Marcella, grazie mille per il post! :)

    Jessica A.

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