Tremotino dei fratelli Grimm

Un mugnaio con una bellissima figlia, per darsi delle arie, racconta al re che sua figlia sa trasformare la paglia in oro. Così il re la rinchiude in una stanza piena di paglia, ordinandole di trasformarla in oro entro il giorno seguente, pena la morte. Mentre la ragazza è in preda alle lacrime, le appare un nano che promette di aiutarla; la ragazza le dona la sua collana per ringraziarlo, ma costretta dal re a trasformare altre due stanze di paglia in oro consegna al nano anche il suo anello; infine non avendo più niente il nano le dice che la aiuterà a trasformare in oro la paglia presente nella terza stanza, se in cambio le donerà il suo primogenito. La giovane sposa il re e nasce un bambino. Il nano, che non ha dimenticato il patto, le dà tre giorni per scoprire il suo nome, altrimenti si prenderà il bimbo. Con l’aiuto di un messo, lei riesce a indovinare il suo nome: Tremotino. Il nano scappa via talmente arrabbiato che spinge a fondo nella terra il piede destro, poi afferra il piede sinistro con entrambe le mani e si spezza in due. (trama completa)

Illustrazione di Pedro Osuna Bermudez (Fonte)

Il mugnaio è una figura della tradizione popolare che veniva percepito come figura “estranea” alla popolazione per l'abitudine di vivere in un mulino, distaccato dal centro del borgo o del villaggio, magari ai margini della più fitta boscaglia; l’essere una figura, di solito considerata ricca, ne ha fatto un personaggio non sempre ben visto. Persona simbolicamente legata alla sopravvivenza e che, in tempo di carestia, non regala certo il proprioprodotto, ossia il pane. Da qui, probabilmente, l’essere considerato una persona avida.
Proprio l’avidità spinge il nostro personaggio a vantarsi con il Re, sostenendo che la figlia sia capace di tessere la paglia trasformandola in fili d’oro. Il Re prende con sé la giovane mugnaia che, se non sarà capace di trasformare tutta la paglia in oro sarà uccisa. Da notare come la condanna cade sulla ignara figlia e non sul padre che ha mentito.
Segregata ed isolata, la giovane mugnaia dovrà filare tutta la notte la paglia perché diventi oro; è l’immagine delle parche che tessono il destino, che tramutano la paglia (filo grezzo) in oro (filo raffinato) 
Il suo “filo”, a seconda di come lei lo lavorerà, la condurrà alla morte o ad essere la sposa del re.
La figlia del mugnaio reagisce di fronte a questa difficoltà apparentemente insormontabile e per di più mortale, sedendosi a terra e mettendosi a piangere ma è proprio in questa segregazione, senza nessuna possibilità di avere risposte o aiuto dall’ambiente circostante che le appare uno strano personaggio. Ma da dove esce? Jung nel suo trattato Fenomelogia dello Spirito nella Fiaba ci dice:

<<Nei miti e nelle fiabe, come nel sogno, l’anima testimonia di sé stessa e gli archetipi si rivelano nella loro naturale combinazione come “formarsi, trasformarsi, eterno gioco dell’eterno senno>>
nel sogno come nella fiaba le risposte “arrivano” dall’inconscio. Nella fiaba questo spirito può essere personificato da un vecchio o da un nano ed arriva spesso con le tenebre o, piuttosto, dalle tenebre?
La giovane mugnaia è sveglia, ma niente ci vieta di pensare che il nano Tremontino sia anche una visione avuta in sogno, un mix tra fiaba e sogno. Il nano esce dalle tenebre della notte e della mente per dare soluzioni, a volte porre indovinelli ed enigmi, lanciare sfide, tutto quanto sia possibile per far ritrovare la via giusta per la soluzione.
A questo punto riporto le parole dello studioso grimmiano Dr. Heinz Rölleke:
Quando il demone, conformemente a quanto promessogli, viene a prendersi il neonato, la ragazza si spaventa, segno che (come accade per tutti gli eroi delle fiabe) si è completamente dimenticata di quanto sia accaduto, altrimenti avrebbe potuto prepararsi all’evento.
Inaspettatamente il demonio le concede una seconda opportunità, non per “pietà”, come spiega erroneamente Wilhelm Grimm nelle successive edizioni delle Fiabe, bensì perché deve seguire le regole della demonologia: essendosi presentato una prima volta senza essere autorizzato e avendo gabbato la giovane mugnaia, entrambi devono nuovamente affrontarsi a viso aperto. All’ultimo momento la ragazza riesce in ciò che soprattutto al demone, sicuro della sua vittoria, sembrava impossibile: confrontarlo con il suo nome segreto, facendogli perdere la partita e la vita. Rivelando pubblicamente il suo nome, infatti, il demone perde tutti i suoi poteri.
Questa scena riprende quell’ancestrale “magia o fattura del nome” diffusa fra tutte le culture e che ancor’oggi è importante nel rapporto con i neonati: menzionare prematuramente il nome di battesimo chiama in campo un demone, che ruba il bambino o lo sostituisce con uno deforme. Tacere può così salvare la vita del neonato, ma per star ancor più certi sarebbe opportuno passare al contrattacco, scoprendo il nome del demoniaco avversario. È quanto fa la giovane Regina salvando la vita di suo figlio, quando decide di attivarsi e prendere in mano il proprio destino. Fino a quel momento non aveva fatto altro che tacere o piangere, sopportando inerme la scelleratezza del padre, le minacce di morte del suo Re e i ricatti del suo salvatore numinoso, solo apparentemente disinteressato. Alla fine, però, la ragazza trova il coraggio e spezza quel circolo vizioso che tramuta i personaggi maschili da protettori in guastatori.
[…]
Le trame si fondano entrambe sul motivo della colpa parentale: sia il mugnaio sia sua figlia mettono in gioco la vita dei propri figli. Le tre notti nella prima parte della fiaba, in cui la mugnaia è chiamata a superare delle prove, corrispondono ai tre giorni nella seconda parte in cui cercherà di indovinare il nome del demone: inizialmente è la mugnaia a credersi nel giusto, poi il demone, sicuro di vincere. Entrambi si sbagliano e dovranno ricredersi nel bene o nel male. Con sottile ironia ed evidentemente con soddisfazione interiore la Regina ripaga Tremotino con la stessa moneta: sin dall’inizio, infatti, il demone sapeva che la mugnaia non avrebbe mai potuto sottrarsi al suo potere ricattatore. Ciononostante per ben due notti ha finto di essere un semplice e disinteressato aiutante. Il terzo giorno, passato a riflettere, la ragazza indovina il suo nome.
[…]. Anche lei alla fine sarà ricompensata, non tanto perché sia “buona” o perché si sia attivata, ma semplicemente per il fatto di aver finalmente agito “correttamente”. Il demone finirà per punire se stesso, non tanto perché sia “cattivo” o perché si sia adoperato (proprio come il lupo o la strega delle fiabe, anche lui non può agire diversamente), ma semplicemente perché svelando il suo nome, ballando attorno al suo fuoco ha agito in maniera “sbagliata” rispetto al suo scopo.
La fiaba mostra, dunque, il mondo con tutti i suoi pericoli e le sue malvagità. Ciononostante, però, insegna un essenziale ottimismo: tutti i pericoli, tutti i danneggiatori possono essere battuti, se l’eroe della fiaba si comporta correttamente, aiutando se stesso o facendosi aiutare dagli altri. In questo modo non sarà mai irrimediabilmente morto, ma incarnerà per sempre un determinato tipo di uomo con un particolare destino. Egli saprà riscattarsi ed essere per sempre felice, non grazie all’intervento d’immaginarie forze religiose o grazie alle sue qualità (indipendentemente che siano di natura cristiana, illuminista o borghese), ma superando i compiti che gli vengono posti, che gli permettono di crescere e raggiungere un’esistenza appagata e umana. (tratto da www.goethe.de)

2 commenti:

  1. Io rimango sempre affascinata dai tuoi articoli che illuminano parecchio le mie modeste conoscenze sulla fiaba, in senso lato.
    Bellissima l'interpretazione di "Tremotino" come espediente o mezzo che ha a che fare con la nostra coscienza, l'inconscio.
    Ciao Marcella, buona serata!

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    1. Grazie Glò! Quella di Tremotino è una fiaba che ho riscoperto di recente...per il resto: tutta colpa di Jung!!! ;)

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