L'ultimo sogno della vecchia quercia

Trecentosessantacinque anni sono passati da quando una vecchia quercia era una piccola ghianda; trecentosessantacinque anni trascorsi con le sue radici ben radicate nella profondità del terreno. Questa è la lunga vita della protagonista della fiaba di Andersen L’ultimo sogno della vecchia quercia.
Muore nella notte di Natale, come la Piccola Fiammiferaia muore, immaginando di raggiungere la nonna in cielo, nella notte dell’ultimo dell’anno, così la quercia muore in un giorno di festa, un giorno solenne. La morte per Andersen, credente, è quasi sempre una liberazione, un’ascesa a una esistenza più piacevole e degna dell’uomo. O della quercia, appunto.
La quercia sogna o forse vive il momento della sua morte (si sta sradicando da terra a causa di una forte tempesta nel cuore della notte della vigilia di Natale) e rivede tutta la sua lunghissima vita:
"Era quasi il giorno di Natale quando la quercia fece il suo sogno più bello: ascoltiamolo!
Ebbe la sensazione che quella fosse una giornata di festa, le sembrò di sentire tutte le campane delle chiese suonare a festa e le sembrò anche che fosse un bel giorno estivo, tanto l'aria era calda e mite; la quercia allargava il suo fitto fogliame, fresco e verde, i raggi del sole giocavano tra i rami e le foglie, l'aria era piena del profumo delle erbe e dei cespugli, le farfalle variopinte giocavano "a prendersi" e le effìmere ballavano, era come se tutto esistesse affinché potessero ballare e divertirsi. Tutto quello che l'albero aveva vissuto e visto nei suoi lunghi anni di vita, gli sfilò davanti, come in un corteo".
E’ così che vede i cavalieri dei tempi antichi, le battaglie e le guerre, le cetre e ò le arpe eolie appese ai suoi rami; rivede gli animali che l’hanno abitata: corvi e colombe e il cuculo di cui sente ancora il suo cucù. Rivede la sua infanzia di quercia, da quando era una piccola ghianda all’emozione di innalzarsi al cielo con i suoi rami che diventano sempre più ampi, mentre altri alberi crescono sotto di lei e la betulla primeggia, bianca, su tutti gli altri. Un sogno che fa da commiato alla vita per entrare nel regno della morte.
E poi ecco la visione dell’aldilà, accogliente, gioiosa, dove la quercia ritrova tutti i fiori che aveva visto morire, come le farfalle vissute solo un giorno e che lei aveva visto volare sulle sue foglie:
«È troppo bello per potervi credere!» gridò la quercia piena di gioia. «Sono tutti qui, grandi e piccoli! Nessuno è stato dimenticato! Dove è possibile immaginare una tale beatitudine?»
«Nel regno di Dio è possibile e immaginabile!» si sentì risuonare.
La quercia, che continuava a crescere, sentì che le radici si erano staccate dalla terra.
«Adesso è ancora meglio!» commentò «ora non c'è più nulla che mi trattiene! Posso volare in cielo fino all'Onnipotente, nella luce e nella magnificenza. E ho con me tutti i miei cari. Grandi e piccoli. Tutti quanti, tutti!»
[…] La quercia cadde. I suoi trecentosessantacinque anni valevano ormai come un sol giorno dell'effimera.
E infine, dopo il trionfo “vivace” della morte e della salita al cielo, c’è come contrasto il ritorno alla realtà, quella realtà della quale la quercia non è più parte. Si festeggia in terra il Natale ma si festeggia anche in cielo l'arrivo della vecchia quercia.
"Il mattino di Natale, quando spuntò il giorno, la tempesta si era ormai calmata. Tutte le campane delle chiese suonarono a festa e da ogni camino, anche da quello così piccolo del bracciante, si levò il fumo, azzurro come quello che nelle feste dei druidi si levava dall'ara; era il fumo del sacrificio, del ringraziamento. Il mare divenne sempre più calmo e su una grande imbarcazione che durante la notte aveva affrontato quel tempaccio terribile si innalzarono ora tutte le bandiere, per festeggiare il Natale.
«L'albero non c'è più! La vecchia quercia, il nostro punto di riferimento sulla terra!» esclamarono i marinai. «È caduta con la tempesta di questa notte. Potremo mai sostituirla con qualcos'altro?»
Fu questo il breve, ma accorato discorso funebre per la quercia, che si trovava distesa su un manto di neve sulla spiaggia; sopra di lei risuonò l'inno cantato sulla nave, quello sulla gioia del Natale, sulla liberazione degli uomini in Cristo e sulla vita eterna.
Cantate al cielo,
Cantate Alleluia, schiere della Chiesa, Questa gioia è senza uguali! Alleluia, Alleluia!
Così diceva l'antico inno, e ognuno di coloro che si trovavano sulla nave si sentì sollevare da quelle parole e dalle preghiere, proprio nello stesso modo in cui la quercia si era sentita innalzare nel suo ultimo e magnifico sogno della notte di Natale".

4 commenti:

  1. Le fiabe di Andersen mi ispirano sempre un senso di meraviglia, di malinconia, di pietà. E' sempre bello ritrovarle qui sul tuo blog :)

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    1. E continuerai a trovarle! ho appena comprato il libro di Andersen "Il bazar di un poeta", ci troverò sicuramente qualche spunto per nuovi post su questo suggestivo scrittore. A presto e grazie per il commento :)

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  2. Questa fiaba non la conoscevo... Andersen è decisamente un maestro.

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    1. Concordo! La descrizione degli ultimi momenti di vita della quercia è veramente toccante.

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